Il CAFFE' fa Bene o Male?

Autore: Paolo de Lorenzis

Tempo di Lettura: 4 minuti

IL CAFFE’ fa bene o male? Di sicuro fa bene a chi lo vende!

In questo articolo faremo chiarezza su una delle controversie più grandi nel mondo della nutrizione: il caffè fa davvero bene alla salute o è solo una delle più grandi illusioni commerciali dell'era moderna?

CAFFÈ: BEVANDA DEL PARADISO O DELL’INFERNO?

La bevanda "del paradiso" (come recitavano certi famosi spot televisivi) sarà anche piacevole al palato, ma lo è altrettanto per il tuo corpo? E' un paradiso o un'inferno?

Questa bevanda nera, calda, dal gusto e dall'aroma avvolgente, è ormai parte integrante della nostra cultura. È diventata il simbolo per eccellenza della socialità: si prende un caffè al bar con gli amici, a casa con gli ospiti, in ufficio con i colleghi o subito dopo i pasti come rituale. Ma tutto ciò che ci raccontano sui suoi presunti benefici corrisponde a verità? Il caffè è davvero l'alleato della nostra salute che molti vogliono farci credere?

LA CAFFEINA E LE SOSTANZE TOSSICHE NASCOSTE

In natura, la caffeina presente nelle foglie e nei chicchi non nasce per noi. Noi, come gli animali o gli insetti, siamo dei predatori e la pianta si difende e produce un vero e proprio insetticida naturale che la pianta produce come sistema di difesa per non farsi divorare dagli animali.

Quando poi il chicco subisce il processo di tostatura ad alte temperature (torrefazione), si innescano reazioni di Maillard che portano alla formazione di sottoprodotti chimici indesiderati. Tra questi spicca l’acrilammide, un composto tossico e potenzialmente mutageno che si crea proprio durante la cottura e la lavorazione ad alta temperatura dei carboidrati contenuti nel chicco di cui te ne parlo approfonditamente nell'articolo: ACRILAMMIDE: il lato oscuro nella tazzina.

IL MITI DEL SUO BENESSERE

"Prendo un caffè per darmi la carica!" Quante volte lo hai detto o sentito?

La realtà fisiologica è ben diversa: il caffè non apporta alcuna vera energia al corpo.

Ciò che percepiamo come "carica" è solo una risposta da stress. La caffeina blocca temporaneamente i recettori dell'adenosina (la molecola che segnala al cervello la stanchezza) e stimola le ghiandole surrenali a produrre ormoni dello stress, in primis l'adrenalina. Invece di darti energia, il caffè costringe il tuo organismo a spremere le proprie riserve ormonali residue.

È esattamente come frustare un cavallo stremato: le frustate non gli donano nuova forza, lo costringono semplicemente a consumare le ultime energie rimaste. E se continui a frustarlo senza farlo riposare, prima o poi crollerà a terra, altro che traguardo!

Si dice a suo favore che abbia una serie di antiossidanti utili anche per il cuore e per le cellule e la comunità scientifica ne sottolinea la presenza di polifenoli nel chicco. Ma ha davvero senso assumere sostanze protettive attraverso una matrice che contemporaneamente stimola l'infiammazione gastrica e l'esaurimento surrenale?

Fosse l'unico antiossidante in natura potrei anche farci un pensierino, ma la ricchezza di antiossidanti è ovunque nel mondo vegetale, dunque, perchè mai dovrei aggiustare una cosa per romperne delle altre?

Ad esempio un tè verde, un succo di mirtillo o una spremuta d'arancia fresca o di limone sono bevande con una buona quota di antiossidanti ma senza effetti secondari.

CAFFÈ E SALUTE DIGESTIVA

La caffeina e le sostanze amare del caffè stimolano la secrezione di acido cloridrico nello stomaco. Soprattutto in chi presenta già una fragilità digestiva o alterazioni del microbiota intestinale, questo può tradursi nel tempo in:

  • Gastriti e ulcere gastriche

  • Reflusso gastroesofageo (con tosse cronica o mal di gola)

  • Coliti, spasmi addominali e diarrea

  • Debolezza e cefalee da iper-stimolazione

ABITUDINE O VERA DIPENDENZA?

Per moltissime persone il caffè non è più un piacere occasionale, ma una vera e propria schiavitù psicofisica. Si sviluppa una progressiva assuefazione (per ottenere lo stesso effetto occorrono sempre più tazzine) seguita da una vera e propria crisi di astinenza se la dose quotidiana salta.

Senza quella tazzina al mattino, molti non riescono nemmeno a mettersi in moto: si sentono svuotati, appesantiti e nebbiosi per tutto il giorno. Ma continuando a somministrare caffeina a un corpo stanco, come ho già detto prima, non si fa altro che cronicizzare la stanchezza profonda dell'organismo.

I GRANDI INTERESSI ECONOMICI

Perché allora si tende a minimizzare i rischi del caffè? Come spesso accade, per comprendere il persistere di certi miti basta seguire il filo del denaro.

La coltivazione e il commercio del caffè rappresentano uno dei business più giganti del pianeta, superando per volumi d'affari molte altre grandi colture storiche. Per proteggere questo impero economico, le multinazionali investono cifre astronomiche in studi scientifici, campagne pubblicitarie patinate, ingaggiando testimonial d'eccezione e volti amatissimi dallo spettacolo. Il ritorno sull'investimento è garantito, e il messaggio che passa è sempre lo stesso: "Il caffè fa bene e nella tua giornata è indispensabile".

COME RIDURLO O ELIMINARLO SENZA ERRORI

Se hai deciso di liberarti da questa dipendenza o di ridurne drasticamente il consumo, fai attenzione ad alcune insidie di quelle che ti vengono proposte come alternative:

Decaffeinato chimico: Spesso la caffeina viene estratta con solventi chimici industriali e, anche quando si usano metodi più naturali, rimangono comunque intatte le altre sostanze irritanti e quelle derivate dalla tostatura.

Caffè al Ginseng: I preparati al ginseng da bar sono spesso carichi di zuccheri raffinati, additivi e, paradossalmente, pieni di caffeina.

Sì all'orzo o meglio ancora alla cicoria tostata: Pur non avendo lo stesso identico aroma del caffè e pur mantenendo una dose di acrilammide sono delle alternative per chi non riesce a cambiare completamente bevanda ed avvicinarsi a qualcosa di simile. Attenzione all'orzo, soprattutto, per chi soffre di intolleranza o sensibilità al glutine.

Cosa aspettarsi nei primi giorni: Durante il processo di disintossicazione dalla caffeina (che può durare da 1 a 7 giorni) si potrebbero avvertire lievi sintomi di astinenza come: mal di testa, sonnolenza, debolezza o stitichezza passeggera. È del tutto normale ed è il segno che il corpo si sta ricalibrando. Comunque, in presenza di patologie preesistenti, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico.

CONCLUSIONI: COSA FARE ADESSO?

Non è mia intenzione colpevolizzare nessuno, né eliminare un piccolo piacere dalla tua giornata. Tuttavia, continuare a ripetere frasi come: "tanto di qualcosa si deve pur morire" significa ignorare che, la differenza è come arrivare a quell'appuntamento al quale nessuno può mancare. Quanta sofferenza ci si potrebbe risparmiare semplicemente tutelando l'equilibrio del nostro corpo con le scelte giuste quotidiane?

Se presti grande attenzione alla qualità del cibo che mangi, alla scelta degli integratori migliori e alla tua salute in generale, ma continui ad abusare quotidianamente del caffè è un po' come fare una maratona e, prima del traguardo, scivolare su una banale buccia di banana!

E ora dimmi... la prossima tazzina la berrai ancora per abitudine o ci penserai un attimo?

Fonti e Bibliografia
  • Mercato del caffè: nel 2030 consumi mondiali  a 3,8 miliardi di tazzine al giorno – Area Studi Mediobanca -16-2-23

  • Food Standards Agency – linee guida sulla caffeina negli integratori alimentari – Professor Robin May, consulente scientifico capo

  • Coffee and gastrointestinal function: facts and fiction. A review – P J Boekema, M Samsom, G P van Berge Henegouwen, A J Smout – Scandinavian Journal of Gastroenteroly Supplement – pubmed

  • Valutazione della genotossicità dell’acrilamide – Diane Benford, Margherita Bignami, James Kevin Chipman, Luisa Ramos Bordajandi – EFSA European food Safety Authority Journal – Rapporto scientifico 05 maggio 2022

  • Meno acrilammide e meglio è – Stiftung Warentest 21-11-24 EFSA – Autorità europea per la sicurezza alimentare – Panel members at the time of adoption: Diane Benford, Sandra Ceccatelli, Bruce Cottrill, Michael DiNovi, Eugenia Dogliotti, Lutz Edler, Peter Farmer, Peter Fürst, Laurentius (Ron) Hoogenboom, Helle Katrine Knutsen, Anne-Katrine Lundebye, Manfred Metzler, Antonio Mutti (dal 6 ottobre 2014), Carlo Stefano Nebbia, Michael O’Keeffe, Annette Petersen (dal 6 ottobre 2014), Ivonne Rietjens (fino al 2 maggio 2014), Dieter Schrenk, Vittorio Silano (fino al 21 luglio 2014), Hendrik van Loveren, Christiane Vleminckx e Pieter Wester.

  • Acrilamide e rischio di cancro – American Cancer Society https://www.cancer.org/cancer/risk-prevention/chemicals/acrylamide.html

  • Misure di attenuazione e livelli di riferimento per la riduzione della presenza di acrilammide negli alimenti” – Gazzetta ufficiale dell’Unione europea Regolamento (Ue) 2017/2158 della Commissione del 20 Novembre 2017

  • La valutazione del rischio spiegata dall’EFSA L’acrilammide negli alimenti – Autorità europea per la sicurezza alimentare –  2015.

  • “Il caffè è nocivo, sulle confezioni obbligo di avvertenza”: sentenza in California scuote i produttori” La Repubblica – 30-3-2018

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